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Winckelmann e il museo capitolino del Settecento. “Il tesoro di antichità”

Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.
Alberto Sordi

Le parole del celebre Alberto Sordi rendono, solo in parte, la magnificenza di Roma. Roma caput mundi. Città d’arte, di cultura, città al centro della storia e che ha fatto essa stessa la storia.

Ed è proprio una mostra, Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento – dal 7 dicembre 2017 al 22 aprile 2018 – a offrire ai visitatori il racconto degli anni che hanno portato, nel dicembre del 1733, all’istituzione del Museo Capitolino, il primo museo pubblico d’Europa. La sede della mostra non poteva che essere ai Musei Capitolini di Roma.

Una stanza della mostra ai Musei Capitolini

Promossa da Roma Capitale e dall’Assessorato alla Crescita culturale, la mostra è a cura di Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce. Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani.

Winckelmann e i Musei Capitolini

Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera”.
Wincklemann (7 Dicembre 1755)

Sono le parole di Winckelmann, storico ed archeologo tedesco di cui si celebrano nascita e morte con questa mostra, a mostrare quanto Roma fosse un punto cruciale di partenza per i suoi studi.

Il famoso storico giunge a Roma negli ultimi mesi del 1755  grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia. Negli anni successivi, fino alla morte nel 1768, Wincklemann “definisce i contenuti fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco e getta le basi teoriche dell’archeologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche fondato sull’osservazione diretta dei manufatti e l’attenta lettura delle fonti letterarie”.

G. B. Piranesi, Veduta del Campidoglio, 1761-1778, Museo di Roma

124 sono le opere de Il Tesoro di Antichità che si sviluppa in tre sedi diverse: le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra di Palazzo Nuovo e le Sale di Palazzo Nuovo.

Winckelmann in mostra

Le Sale Caffarelli sono la sede centrale dell’evento. Documenti originali, volumi, disegni, incisioni, dipinti, sculture antiche e moderne sono in grado di narrare, attraverso alcune delle tappe più importanti – come l’acquisto di 416 sculture da parte di Clemente XII – i primi anni di vita del Museo Capitolino. “La sezione espositiva di Palazzo Caffarelli si chiude con la presentazione di alcuni aspetti del soggiorno di Winckelmann a Roma: i luoghi in cui abita, le ville, i palazzi e le biblioteche che frequenta, i personaggi che fanno parte del suo entourage. Uno spazio immersivo, in cui sono impiegate tecnologie di realtà virtuale, offre la possibilità di approfondire alcuni passaggi della Storia dell’Arte attraverso una selezione di sculture capitoline e riprese esclusive realizzate a Villa Albani Torlonia“.

F. Della Valle, Clemente XII, 1730-1740, Museo di Roma

Nelle Stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo, reintegrate nel percorso del Museo e riaperte al pubblico per la prima volta dopo alcuni anni, sono ricreati allestimenti espositivi ormai perduti: sculture oggi conservate nei depositi dei Musei Capitolini e della Centrale Montemartini, consentono una suggestiva immersione nella realtà settecentesca del Museo. Uno splendido tripode in marmo da Villa d’Este, un tempo importante elemento dell’arredo dell’atrio del Palazzo Nuovo e dal 1797 al Louvre, ritorna ai Musei Capitolini per essere esposto nel Salone e tornare a dialogare con una statua di Atena un tempo collocata di fronte a lui nell’atrio del palazzo, come rivela il raffinato disegno di Hubert Robert. La ricostruzione analogica nelle Stanze terrene è accompagnata da ricostruzioni 3D delle sale del Museo che hanno subito i cambiamenti più significativi dagli anni del soggiorno di Winckelmann a Roma.

Per finire troviamo le sale che ospitano da quasi trecento anni la collezione di Palazzo Nuovo. In questi luoghi troviamo un percorso speciale interamente dedicato a Winckelmann. 30 sculture sono messe in mostra attraverso la lettura che ne diede il famoso storico con l’intenzione di evidenziare l’influenza esercitata dalla sua opera italiana del 1767 (Storia dell’Arte e Monumenti Antichi Inediti) sull’interpretazione e la valutazione stilistica dei capolavori capitolini.

Atrio Musei Capitolini. Foto: Zeno Colantoni

Tesoro di antichità

Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico, dando inizio alla moderna archeologia. Attraverso le sue scoperte e le sue innovazioni il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde rapidamente in tutta Europa, “segnando la nascita di modalità del tutto nuove di fruizione dei beni artistici: un Tesoro di Antichità non più concepito come proprietà esclusiva di pochi, ma come luogo destinato all’avanzamento culturale della società”.

  • Titolo: Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento

  • A cura di: Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce

  • Location: Musei Capitolini (sito) – Piazza del Campidoglio 1, Roma

  • Date: 7 dicembre 2017 22 aprile 2018