Categorie: Design Fashion

Tweak. L’arte dentro di me. Intervista a Valentina Pinto

Roma. Città dell’arte. Capitale d’Italia, o meglio, capitale del bello. Luogo in cui ogni angolo ti riempie e cattura di fascino grazie a quel suo “non so che” di magico che trova fondamenta nella storia, nella cultura, nella manualità e nella creatività.

Roma terra di talenti, dove si “nascondono” artisti con grande potenziale e forte personalità.

Valentina Pinto. Classe 1976. Creativa dinamica e complessa.

Una designer a cui l’arte e la creatività scorrono nelle vene, delineando un’artista complessa, fatta dall’unione di più anime e aspirazioni che si concretizzano nelle sue opere.

Valentina, a differenza di altri artisti, non ha “cavalcato” un’unica direzione, ma persegue nell’area del design e della moda fondendole in modo quasi inconsapevole, e divenendone una sorta di filo conduttore.

Le trame dei complementi d’arredo sono riprese negli accessori moda da lei realizzati che, disposti sui mobili e sulle opere di design di Valentina, vanno sostanzialmente a integrarsi, completandoli armoniosamente.

Per conoscere un’artista è interessante darle voce. Conosciamo Valentina…

Arte. Creatività. Definirti, o almeno provarci, è molto difficile perché sei sia una home designer che una fashion designer. Oserei affermare che sei un’artista complessa. Moda e oggetti d’arredo. Come combini queste due attività/aree?

In maniera molto naturale. Ho iniziato con i tessuti d’arredo, disegnando stampe ed applicandole a paralumi, poltrone, cuscini. Poi, ad un certo punto mi sono posta la domanda: “come potrei portare fuori dal contesto della casa, dell’arredamento, i miei tessuti?” A quel punto la risposta è arrivata immediatamente: attraverso le borse ovvero l’accessorio più amato dalle donne. La base è la stessa, cambiano solo le declinazioni. Il connubio risulta complesso solo dal punto di vista temporale, perché la moda è molto più veloce.

Il tuo brand ha un nome particolare: Tweak. Che cosa significa?

Tweak significa CAMBIAMENTO. Cambiamento inteso come variazione degli assetti tradizionali, nel percepire le cose, nella fruizione stessa delle cose. Sono nata negli anni 70, ho visto tante cose cambiare, ma mai come negli ultimi 10 anni con tale velocità.

Perché hai scelto questo nome?

Il nome l’ho scelto perché credo che mi rappresenti appieno. Tweak per me vuole dire cambiare, nel significato più intimo del termine, nel mettersi sempre in discussione. Il cambiamento lo concepisco in un modo profondo, come evoluzione di sé stessi, non nel senso di cambiare un oggetto.

Parlaci della tua collezione di complementi d’arredo…

Come anticipavo le collezioni partono dalle stoffe. Tutto per me parte dal tessuto, dal materiale. Oggi ho creato due collezioni Leaf e Soul, dove ho utilizzato canvas e lino. All’interno di queste due collezioni ci sono varie declinazioni; i complementi d’arredo come lampade, sedute e cuscini dove utilizzo prevalentemente il canvas, e la parte di arredo tavola, come tovaglie, runner, etc. e arredo camere da letto, come copriletti, tende, etc. dove utilizzo il lino.

Come mai hai scelto di focalizzarti proprio su questa tipologia di prodotti?

Per puro piacere personale. I complementi che ho citato prima rappresentano per me i dettagli di una casa. Per me sono i dettagli gli elementi che fanno la vera differenza.

Presentaci la tua linea borse… Quali sono i tuoi modelli?

Attualmente sono tre modelli. Quella che io definisco la mia prima creatura è la Borsa Mare (estate 2017), dove ho letteralmente utilizzato scampoli di tessuto d’arredo per creare le fodere delle borse. Le borse sono in iuta, alcune double-face, altre no, con manici ed inserti in pelle.
Con lo stesso criterio, e con una nuova collezione tessuti, abbiamo la linea Soul. Soul consta di due modelli, in pelle di bufalo lavato e centrifugato per invecchiarlo. I due modelli sono una shopper, che ricorda il sacchetto della spesa, ed una maxi pochette, entrambi i modelli presentano doppia tracolla, pelle e catena.
Per ultima, non per questo meno importante, la nuova collezione. La differenza sostanziale, rispetto a quelle precedenti, sta nel fatto che qui ho “tirato fuori” il tessuto, utilizzandolo per i manici della nuova Tote. La sua versione mini, invece, è una pochette, più piccola rispetto alla precedente, con una tracolla con le frange, la definirei una tracolla che “veste”, a proposito dei dettagli che fanno la differenza.

Ogni tua collezione ha un nome. Questi nomi hanno un significato preciso?

Ogni borsa ha un nome, non ogni collezione… certamente, riguardano la mia sfera personale, momenti o persone che sono stati importanti nella mia vita.

È nata prima la tua linea arredo o moda?

Prima i tessuti, il mio primo amore.

Adesso una domanda difficile. Valentina… designer o fashion designer?

Nessuna delle due. Mi considero un’anima inquieta (da adolescente ero convinta di essere la reincarnazione di una principessa aliena). Attraverso la creazione, nel più puro significato del termine, riesco a mettere un po’ di equilibrio tra le varie anime che fanno parte di me.