Categorie: Fotografia

“Personae”: la commedia umana firmata Elliott Erwitt

I Musei San Domenico di Forlì mettono in scena Personae di Eliott Erwitt. 170 scatti di uno dei fotografi più amati del Novecento.

Alcune delle immagini in bianco e nero di Elliott Erwitt sono impresse nel nostro immaginario, vere e proprie pietre miliari della fotografia.

C’è il California Kiss, il bacio cristallizzato, sullo sfondo della spiaggia di Santa Monica, nello specchietto retrovisore di un’auto. C’è anche, per rompere quella patina di romanticismo troppo perfetta che sta stretta al fotografo, il danzatore che “spicca il volo” sullo sfondo di una magica torre Eiffel, con coppia che si bacia appassionatamente, incurante della pioggia e degli ombrelli rovesciati dal vento. Perché, anche quando gli viene chiesto di indagare un tema come l’amore, Elliott Erwitt detesta la perfezione, così stucchevole e lontana da quella quotidianità che lui ha saputo magistralmente immortalare.

Elliott Erwitt, California kiss. Malibu, 1955

Elliott Erwitt, Dog Legs. USA, New York City, 1974

Per la sua inimitabile capacità di cogliere l’ironia, il paradosso, le contraddizioni della vita, a Erwitt è stata affibbiata l’etichetta di “fotografo della commedia umana”. Come quando fotografa il volto di un bambino sorridente che si punta una pistola alla tempia, o quello serissimo di un altro, il cui occhio combacia perfettamente con quello che sembra essere uno sparo su un finestrino. Oppure come quando, scimmiottando le pose plastiche della fotografia di moda, pubblicizza delle scarpe ad “altezza cane”. Già, perché “i cani possiedono anche qualità umane, e io sono convinto che le mie foto abbiano un fascino antropomorfico”, come ama raccontare.

Elliott Erwitt, USA, Pittsburgh, Pennsylvania, 1950

Elliott Erwitt, Marilyn Monroe. New York, 1956

Personae

La retrospettiva forlivese s’intitola, non a caso, Personae ed è curata da Biba Giacchetti con lo stesso Erwitt. La mostra, allestita ai Musei San Domenico, esibisce una moltitudine d’individui. Tutti immortalati dal fotografo con piena adesione alla realtà e alla vita concreta di tutti i giorni. Una Marilyn Monroe “sfocata” e riflessiva, lontana dagli stereotipi che la resero celebre. Una Jackie, icona di stile, di cui Erwitt cattura le lacrime dietro la veletta, al funerale del marito. O ancora, un inedito e sorridente Che Guevara e uno strabordante Fidel Castro. Divi del cinema o della politica che Erwitt ci porta a leggere in modo diverso.

Elliott Erwitt, Segregated water fountains. North Carolina, 1950

Elliott Erwitt, France, Bretagne, 1960

Elliott Erwitt, Tropicana Hotel, Showgirls backstage. USA, Las Vegas, Nevada, 1957

Con Personae poi, si allude anche a quel senso della maschera e del teatro che caratterizza tutta la produzione del fotografo americano. In particolare, a quella firmata con lo pseudonimo di André S. Solidor. A.S.S (questo l’acronimo, se non si fosse ancora capita l’ironia di Erwitt) è l’immagine con cui rivolgersi, senza troppa diplomazia, al mondo dell’arte contemporanea e a un certo tipo di fotografia. A quella, ad esempio, che usa il digitale e photoshop, ma anche la nudità o l’eccentricità fine a se stesse, con una strizzata d’occhio ai lavori di Helmut Newton e Cindy Sherman.

Oltre il bianco e nero

La produzione in bianco e nero di Erwitt è ormai nota a livello internazionale, con moltissime retrospettive che ne hanno omaggiato la bellezza. Quella a colori, tuttavia, rimane quasi del tutto inedita. La rassegna Personae, visitabile fino al prossimo 7 gennaio, indugia proprio sugli scatti a colori del fotografo. Sono circa 100 le immagini, selezionate dalla curatrice della mostra e dal fotografo nel suo studio newyorchese, a svelarsi in questa sezione. Molte delle quali firmate proprio con lo pseudonimo André S. Solidor. Nelle immagini della retrospettiva si potranno ammirare, dunque, entrambi i registri di Erwitt, passando in rassegna più di mezzo secolo di storia contemporanea raccontata con straordinaria sensibilità.

Elliott Erwitt, USA, California, 1956

La mostra, curata da Biba Giacchetti con il progetto di allestimento di Fabrizio Confalonieri, è promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, con Civitas, Romagna Terra del Buon vivere e con il Comune, l’Assessorato e il Servizio Cultura e Musei di Forlì, ed è organizzata da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57. Per tutte le informazioni, potete visitare il sito.