Categorie: Arte

Doppia Intervista – Rero e Mark Jenkins

Li abbiamo visti in mostra da Wunderkammern, in occasione di Rules of Engagement, a cura di Giuseppe Pizzuto. Il duo di artisti è tornato alla galleria Wunderkammern dopo le personali romane Living Layers di Mark Jenkins e Supervised Independence di Rero.

Nell’intervista abbiamo provato a conoscerli meglio e abbiamo cercato di comprendere i punti di contatto tra i due artisti. La strada, lo spazio urbano, il sarcasmo e il Brasile sono solo alcuni degli ingredienti di questa collaborazione…
Ma procediamo con l’intervista!

Dove e come è iniziato il vostro Enegagement? Come vi siete conosciuti?

Rero: Ci siamo incontrati in diverse occasioni durante molti progetti, EX SITU al Center Pompidou e poche altre esposizioni di gruppo a Bogotà, Miami, New York e Los Angeles, dove le nostre opere sono state esposte fianco a fianco ma mai intenzionalmente collegate o sviluppate per essere collegate… Ho davvero sentito che dovevamo impegnarci insieme quando mi ha spiegato (a Bogotà) la sua particolare sensazione e la sua relazione con il Brasile, dove ha iniziato a creare sculture per le strade… Il Brasile occupa uno spazio particolare nella mia vita ed è dove vivo da qualche anno. Prendi questo come un segno o no, ma è stato il punto di partenza della nostra collaborazione.

Mark Jenkins: Rero e io ci incontrammo nel 1945 e siamo sposati ora da oltre 50 anni. Ci siamo conosciuti dopo la Guerra Mondiale.

Cosa trovate più interessante, nel bene e nel male dell’altro? Quali possono essere considerati i punti di incontro e scontro tra voi?

R: Il sarcasmo e l’umorismo nero sono la nostra medicina. È il rimedio, ma anche il veleno e il capro espiatorio nel nostro lavoro.

MJ: A volte Rero non lava i piatti, quindi se sono sono troppi li butto tutti nella spazzatura.

Fin da un primo sguardo sul vostro lavoro (come artisti singoli) è stato per me immediato vedere, in entrambi, un profondo rapporto con la strada, è considerabile un punto di incontro o scontro tra voi?

R: Immagino che la strada sia come il sarcasmo nel nostro lavoro. Lo spazio pubblico è il movente dei nostri interventi ma è anche ciò che può ucciderci… Come il sarcasmo… È una delle ragioni per cui sto lavorando anche in natura…

MJ: Si e No.

È per me interessante capire da dove nasce l’idea di questa mostra, questo concetto dell’Engagement a cosa si rifà nella vostra vita di tutti i giorni?

R: Engagement può essere tradotto come “fare delle scelte”; è ciò che ci definisce ed è il focus su ciò che conta veramente per noi: diventa sempre più difficile nel nostro tempo. È molto facile distrarsi, disperdersi…

MJ: Mi piace andare al cinema, ma è soprattutto per i popcorn. Dopo i film normalmente ho ancora dei popcorn, vado dove ci sono i piccioni e scrivo RERO coi popcorn e poi i piccioni vengono e se lo mangiano. Ma a volte ci sono anche gli scoiattoli e una volta anche un’anatra, perché ero vicino a un lago.

Vi va di parlarci dei progetti a cui state lavorando ora? Quale sarà il passaggio successivo a questa mostra?

R: Farò una residenza al Jardin Rouge in Marocco per integrare la texture e la calligrafia araba nel mio modo virtuale per digerire il mondo e comparare le mie informazioni tecnologiche tipografiche con la storia araba…
Per quanto riguarda le nostre opere insieme, immagino possa essere grandioso tornare in Brasile in futuro…

MJ: No davvero. Le mani mi fanno male per il troppo digitare.

Quale idea avreste voluto realizzare ma non ne avete avuto l’occasione o il tempo? Sia come duo che come singoli.

R: Credo fermamente che se qualcosa non succede significa che non era il momento o il luogo giusto perché accadesse… Quindi i migliori progetti sono sempre davanti… «Bright future» colpisce direttamente, come possiamo leggere in un pezzo della mostra…

MJ: Voglio mettere una figura umana in uno spazio all’aperto, mentre mangia un cono di gelato. La gente non ci pensa, ma fa davvero freddissimo là fuori e il cono gelato non si scioglierà mai. Durerebbe tanto quanto l’universo.

Photos: Elia Guarnieri

Come domanda finale vorrei chiedervi se avete qualche consiglio per chi si approccia per la prima volta all’arte contemporanea.

R: Segui le tue intuizioni e non smettere mai di essere curioso e di fare domande. Mai sentirsi stupidi se odi ciò che la gente ama. Forse, è il principale punto di partenza…

MJ: Se vuoi essere un artista, non pensare all’arte come arte. Non andare alla scuola d’arte. Vai spesso nei musei. Prendi un sacco di droghe illegali finché non sei mentalmente instabile.