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Intervista all’attore italo-canadese Marco Perretta

La mia intervista con Marco Perretta non è cominciata benissimo. Skype non ha voluto collaborare e abbiamo dovuto ripiegare sulla videochiamata di Facebook. Lui era in macchina, stava per andare sul set, io ero a casa mia con una penna e un foglio, decisamente nel panico. Tra noi c’erano due continenti, un oceano, sette ore di fuso orario. Come prima intervista non poteva cominciare peggio, eppure non potevo essere più fortunata.
Marco è italo canadese e fa l’attore. Se siete fan di Star Trek: Discovery, lo ricorderete perché è un dottore della Starfleet Medical sulla USS Discovery. Abbiamo chiacchierato per una mezz’oretta in italiano, in inglese, persino in calabrese!, un po’ della sua vita, del suo lavoro e di quello che vorrà fare in futuro.

Ti va di raccontarci la storia della tua famiglia?

Ah, quale? Quella grande o quella piccola? (ndr ride) Proverò ad essere breve! Sono italiano d’adozione, perché quando avevo tre anni la mia famiglia d’origine, in Romania, ha capito che sarebbe stato meglio per me vivere con un’altra famiglia. Così sono volato in Canada e questa magnifica famiglia italiana, di origini calabresi, ha aperto le braccia per accogliermi. Sono stato molto fortunato.

Com’è far parte di una famiglia italiana in Canada? Quali sono le tradizioni che i tuoi genitori ti hanno trasmesso?

Ce ne sono moltissime. Sul momento, però, mi viene in mente la tradizione del sugo!

Il sugo? Qui in Italia lo chiamiamo ragù, le nonne ci mettono tanto a farlo.

Sì, proprio quello! Ci vogliono tante ore per farlo buono e devi sempre stare lì a girare… per il resto la mia è una famiglia tipicamente italiana, numerosa e molto affettuosa. Mio padre ha un salon dove ho imparato il mestiere di parrucchiere e pensavo che quella sarebbe stata la mia vita.

Quando hai deciso che saresti diventato un attore?

Da bambino sapevo già che avrei voluto fare l’attore, anche se ho fatto molti lavori e principalmente aiutavo mio padre al salon. Sai, ti confesso che da ragazzino ero molto infelice: mi sentivo brutto e non stavo bene con me stesso, tanto da arrivare ad un tentativo di suicidio all’età di 18 anni. Per me è importante dirtelo, perché penso che al giorno d’oggi la vita dei bambini, degli adolescenti, sia molto difficile. Sono bombardati da questa immagine di perfezione in tv e sui social che non è reale. La vita non è facile, ma è bella e soprattutto breve. Quando mi sono rialzato, ho deciso che avrei dovuto essere felice… ora sono due anni che faccio l’attore. Mi sono trasferito dal Canada a Los Angeles, in California. Grazie a due persone che mi sono molto care, di cui una non c’è più, mi sono avvicinato a questo mestiere, mi hanno introdotto nel giro. Ringrazio Dio ogni giorno per queste splendide persone e le opportunità che mi sono state regalate.

Pubblicità, teatro, musical, serie tv: sei un artista a tutto tondo! Dove, però, ti senti più a tuo agio? La tv o il teatro?

Grazie mille! Non ti saprei dire con certezza, tendo a guardare ai ruoli più che al mezzo di produzione. Vorrei essere un esempio per i bambini, come ti dicevo prima, desidero che mi guardino e pensino: “Anche io voglio essere una grande star come lui”, nonostante i momenti brutti della vita. Fare l’attore è fantastico perché ti puoi trasformare in chiunque tu voglia e cambiare la vita delle persone.

Come ben sai, Star Trek nel mondo della televisione è un monumento. Che aria si respirava sul set? E come ti sei sentito quando ti hanno scelto per questo importantissimo progetto?

Sai che non posso dirti molto, vero? Sono ancora sotto contratto! Quando mi hanno scelto l’ho subito capito che sarebbe stata una grandissima opportunità, dopo il mio periodo di cambiamento e il trasferimento.  Il cast, la produzione, tutte le persone che girano attorno a questo grande set sono come una famiglia per me. Ho fatto amicizia con tutti, ma con Doug Jones (ndr l’attore che ha interpretato la creatura marina in The Shape of Water) ho stretto un rapporto speciale, siamo diventati buoni amici, parliamo moltissimo! È una splendida persona, sono stato molto felice per la vittoria agli Oscar e di essere lì quella sera.
Vorrei dirti qualcosa sulla seconda stagione, ma non posso. Però credimi, sarà grandiosa!

Eri un trekker prima di prendere parte alla serie?

Guardavo spessissimo Star Trek in tv, avevo anche… sai quei giocattolini, tipo action figures? Quando c’era una puntata mi giravo verso mia mamma e le dicevo: “Un giorno ci sarò anche io lì!”. Lei, da brava mamma italiana, avrebbe voluto una vita diversa per me, ma ora è contenta perché sono felice.

Un uccellino mi ha detto che stai lavorando con la nostra RAI. Qualcosa da dichiarare?

Ci stai provando di nuovo! Guarda che non posso dire nulla! (ndr ride). Diciamo che il regista di questo grande progetto è di Parigi e gireremo il film tra l’Italia e il Marocco.

Nient’altro? Almeno uno scoop potresti darmelo!

Tu scrivi, farò finta di non vedere. Lavorerò con una grande, grandissima star italiana. Grande come Monica Bellucci! Sono stato molto fortunato ad avere questo ruolo. Il regista mi aveva già notato e, tramite il mio agente, mi è arrivato questo script di sei pagine da preparare… in tre ore! Tre! Ero sul set di Star Trek quando ho registrato il mio provino, pensavo davvero di aver fatto schifo. Invece il regista ha voluto vedermi su Skype, dicendo che mi amava e che ero perfetto. Assurdo!

Ultima domanda e giuro che ti lascio andare: dove ti vedi tra 10 anni?

Oh, bella mia, dieci anni sono troppi, tantissimi, non riesco proprio a risponderti. Posso dirti dove sarò in un anno: verrò in Europa per girare, sarò anche a Roma!  Dal 15 al 18 Ottobre, invece, parteciperò alla MIPCOM a Cannes col mio agente, un evento rivolto all’industria televisiva, a cui prendono parte rappresentanti di aziende TV che utilizzano le date per comprare e vendere nuovi programmi e format per la distribuzione internazionale. E noi attori veniamo invitati per fare promozione ai programmi.
Poi ci saranno gli Emmy, gli Oscar (il mio sogno più grande è vincerne uno)… ma se devo dirti un piano a lungo termine, continuerò sicuramente a lavorare per i bambini negli ospedali. Vado a trovarli spesso e intendo fare molto per loro. Sono la ragione per cui faccio questo mestiere, voglio vederli sorridere e farli innamorare dei miei personaggi.