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Heavenly bodies: se la religione irrompe in passerella

Dolce & Gabbana Fall 2013 Ready-to-Wear

Sacro e profano, ieratico e frivolo, immobile e dinamico. Potremo andare avanti all’infinito (o quasi) a snocciolare le coppie di opposti che descrivono il controverso rapporto tra moda e religione. E in effetti, almeno all’apparenza, non esistono due mondi più diversi.

Se la veste religiosa è fissa nel tempo e non soggetta ad alcun capriccio estetico, quella alla moda cambia alla velocità della luce. Non solo: l’abito sacro è in qualche modo un “segno”, una manifestazione esteriore di un interiore spirituale. Ecco perché anche le sue decorazioni non sono da leggere in semplice chiave ornamentale, ma come rimandi a una simbologia ben precisa.
E allora, perché la moda subisce da sempre il fascino della religione?

Bibbia del 1607 e abito da sera Valentino Haute Couture Spring-Summer 2014. © Metropolitan Museum of Art. Digital Composite Scan by Katerina Jebb

Heavenly Bodies: Fashion and the catholic imagination

Se lo sono chiesti al Metropolitan Museum of Art di New York che, dopo i rumors che circolavano ormai da tempo, ha svelato al pubblico il titolo della sua prossima grande retrospettiva: Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination. Sotto la lente d’ingrandimento ci sarà l’interessante rapporto tra moda e cattolicesimo, con un focus sulla fascinazione che l’arte sacra esercita sui designer di ogni epoca. Balenciaga, Chanel, Galliano e gli “ovvi” Versace e Dolce & Gabbana sono solo alcuni degli stilisti presenti in mostra con oltre 150 abiti ispirati all’iconografia cattolica.

Dolce & Gabbana Fall 2013 Ready-to-Wear

D’altronde, “la bellezza è da sempre un ponte tra credenti e miscredenti”, come si legge nelle parole del curatore del Costume Institute del Met, Andrew Bolton. E proprio la bellezza servirà da trait d’union tra la moda e oltre 50 tra abiti e accessori ecclesiastici, prestito esclusivo del Vaticano per mostra Heavenly Bodies.

Non dev’essere stato facile virare su un tema così “rischioso”. Far dialogare moda e cattolicesimo può risultare un azzardo, non soltanto per via del dibattito interno alla Chiesa Cattolica, come ha notato Vanessa Friedman sul New York Times, ma anche per il particolare periodo storico che stiamo vivendo, dove la religione è diventata spesso un’arma al servizio del fondamentalismo.

Versace Spring-Summer 2018. Foto: Yannis Vlamos

Chiesa VS couture: 5 momenti da non dimenticare

A fare da apripista alla mostra Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination che si terrà la prossima primavera, sarà come di consueto l’attesissimo Met Gala. Hosts della serata saranno Donatella Versace (anche sponsor della retrospettiva), Amal Clooney e Rihanna. Ça va sans dire – per citare colei che più di tutti ha sublimato l’idolo religioso in idolo pop – ci aspettiamo anche una Madonna al massimo del suo splendore.

Nell’attesa di scoprire le mise della parata di stars che calcherà il tappeto rosso, vi lasciamo con i 5 momenti indimenticabili in cui moda e religione cattolica si sono incontrati.

1. Sorelle Fontana FW ’56-’57

Tra le prime a far dialogare moda e cattolicesimo ci furono le Sorelle Fontana che, per l’autunno-inverno del ’56-’57, firmarono il Pretino. Profilato di rosso e proposto con il classico cappello da monsignore, il Pretino era un chiaro rimando alle vesti cardinalizie. Assolutamente glamorous e per niente scandaloso, fu necessaria comunque l’approvazione del Vaticano per la sua realizzazione.

Sorelle Fontana Pretino © Fondazione Micol Fontana

2. Jean Paul Gaultier Haute Couture SS 2007

L’enfant terrible della moda francese ha dedicato un’intera collezione all’immaginario cattolico. Nella sfilata per la primavera estate del 2007 c’era di tutto: lacrime di dolore, fazzolettini da vedova piangente, borsette-reliquario, aureole sante, cuori trafitti e Madonne a profusione.

Jean Paul Gaultier Haute Couture Spring-Summer 2013

3. Dior Haute Couture Fall 2000

Si sa, quando c’è da osare, e da mixare sacro e profano, John Galliano non scherza. Nel 2010 per Dior, ha mandato in passerella una discussissima “mascherata” capeggiata da sacerdote con volto cupo e tanto d’incenso ciondolante alla mano.

Christian Dior Haute Couture Fall 2000. Foto: Condé Nast Archive

4. Givenchy SS 2013

S’ispira alla Pietà di William Adolphe Bouguereau Riccardo Tisci per Givenchy che, forte dell’insegnamento cattolico di chi è cresciuto nel sud Italia, stampa Madonne su felpe e t-shirt.

Givenchy Spring-Summer 2013

5. Fausto Puglisi SS 2017

È una chiesa ultra rock quella messa in piedi da Puglisi per la primavera estate del 2017. Ci sono croci un po’ ovunque: applicate su t-shirt, gonne e chiodi in pelle, in un perfetto mix and match tra sacro e profano.

Fausto Puglisi Spring-Summer 2017