Categorie: Film & Serie TV

Girls, la serie TV creata da Lena Dunham, si è conclusa

Lo scorso 16 Aprile 2017 la fortunata serie TV Girls dell’HBO ha concluso il suo percorso durato sei stagioni. Precisamente 5 anni e un giorno dopo la messa in onda del primissimo episodio. E lo ha fatto regalando ai suoi fedeli spettatori un commovente finale di stagione. Girls è stata creata da Lena Dunham insieme a Judd Apatow (sceneggiatore della serie TV Netflix Love) e Jennifer Konner.

L’ultimo episodio, in apparenza, non ha nulla di straordinario. Tranne per chi ha seguito dall’inizio l’evoluzione della protagonista Hannah. L’ultimo episodio rappresenta infatti la perfetta conclusione del ritratto di un personaggio che ormai conosciamo alla perfezione. Un personaggio che finalmente si libera di qualsiasi traccia dell’adolescente che ancora viveva in lei.

Non voglio fare spoiler. Spero che questo articolo inviti più persone a recuperare le passate sei stagioni senza, giustamente, farne conoscere il finale. Ma credo che Lena abbia voluto strizzare l’occhio alle donne che hanno paura del cambiamento, di rimanere sole. E specialmente di non essere all’altezza di situazioni che ancora non conoscono ma per le quali saranno meravigliosamente adatte. Basta volerlo.

Girls (serie TV)

Voglio diventare grande (ma non troppo)

La prima scena della prima puntata di Girls riassume il tema principale di tutte le sei stagioni. Hannah, interpretata da Lena nonché suo dichiarato alter-ego, si abbuffa al tavolo di un ristorante seduta davanti ai genitori. Ed ecco che questi ultimi si apprestano a darle la notizia del loro imminente taglio di fondi. “Hai finito il college da due anni e noi continuiamo a mantenerti, ora basta”. Queste le parole che pronuncia la madre con un sorriso sulle labbra. Maldestro tentativo di addolcire una decisione così sgradevole per la sua unica figlia.

Quanto è traumatico per tutti noi il passaggio all’età adulta? Quanto ci sentiamo profondamente disorientati a 25 anni? Certo, siamo coraggiosissimi quando prendiamo quella che per altri è l’incosciente decisione di voler fare le scrittrici “da grandi”. Lo siamo anche quando impacchettiamo le poche cose che possediamo e ci trasferiamo nella terrificante New York. Ma quando si tratta di assumersi le responsabilità degli adulti, discutere di bollette, assicurazioni e affitti torniamo piccoli, impauriti. Bisognosi di una spalla che ci aiuti a risolvere quelle questioni da adulti che speravamo arrivassero il più tardi possibile. Hannah da quel momento si scontrerà con le conseguenze della crescita. Con i primi fallimenti dei sogni che immaginava di realizzazione imminente. Tormentata dal timore che la decisione presa per il proprio futuro potrebbe essere stata un errore. Con lei, tre ragazze con problematiche diverse, ma allo stesso tempo simili.

Girls non ha la perfezione, con colpi di scena mozzafiato, della tipica serie TV firmata Netflix che siamo abituati a vedere. Difficilmente non riuscirete ad andare in bagno per la foga di iniziare la puntata successiva. Ogni episodio va masticato lentamente e assaporato. Con particolare attenzione alle musiche dei titoli di coda, sempre perfette per il momento appena raccontato.

Girls (serie TV)

Essere donna ai tempi dei cartelloni pubblicitari

Non stiamo parlando di Sex & the City, serie TV di grande successo degli anni Novanta. Dove i problemi delle quattro protagoniste sono prettamente sentimentali. Dove nessuno è sovrappeso e l’idea di donna newyorkese richiama un paio (meraviglioso) di Manolo Blahnick e la piega perfetta. Anzi, l’inevitabile paragone è utile proprio a far risaltare quelle differenze fondamentali su cui gli autori di Girls si sono concentrati così a fondo.

Lena Dunham ha 25 anni quando incontra Judd Apatow. Non è ancora un’icona femminista ma sa già attraverso quale mezzo vuole diffondere le sue idee. Sviluppa quindi la puntata pilota della serie che le darà modo di urlare al mondo ciò che pensa, non solo riguardo alle donne. Decide di voler essere la protagonista portando sullo schermo tutti i suoi pregi e difetti, senza filtri. Il disturbo ossessivo-compulsivo che si trascina da quando è bambina, l’imperfezione fisica, la paura della solitudine.

La donna che vuole raccontare è lontana dalla biondissima Carrie Bradshaw. Però è vicina alla spettatrice normale che non ha mai il vestito giusto nell’armadio. E che a volte, tornando a casa, piange in metropolitana per i piccoli contrattempi che rovinano una giornata. Girls è una tenera pacca sulla spalla per tutte le donne del mondo reale. Per loro, che sono bombardate da manifesti di fisici marmorei e taglie sempre più strette. Da problemi di alimentazione e insicurezze di ogni tipo che non passano mai, neanche da adulte. Come scrive Lena in un piccolo biglietto postato sul suo profilo Instagram qualche giorno dopo il finale di stagione: “Women’s stories deserve to be told. All kind of women. We demand opportunity”.