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Cuphead: i videogiochi possono essere opere d’arte?

Se ancora c’è chi afferma che i videogiochi non possano essere arte – nonostante lo stesso MoMa abbia inserito nella sua collezione permanente videogames come Pac-Man (1980), Tetris (1984) e The Sims, per citarne alcuni – Cuphead è la prova del contrario. Cuphead non è “solo” un videogioco, ma un esercizio di stile decisamente riuscito.

L’opera, dal sapore vintage, è ispirata ai cartoni animati degli anni ’30. Il progetto nasce da un’idea di Chad e Jared Moldenhauer, i due fratelli fondatori di Studio MDHR, software house indie al debutto proprio con Cuphead.

La caratteristica peculiare di Cuphead è, sopratutto, ma non solo, il profondo lavoro di art design che permea tutta l’opera sfornando un prodotto dal grande valore artistico e una decisa originalità.

Immagini e audio faticosamente create con le tecniche degli anni ’30

Così è presentato il videogioco sul sito ufficiale:

Cuphead is a classic run and gun action game heavily focused on boss battles. Inspired by cartoons of the 1930s, the visuals and audio are painstakingly created with the same techniques of the era, i.e. traditional hand drawn cel animation, watercolor backgrounds, and original jazz recordings.

Dai fondali creati ad acquerello e successivamente scansionati, alle animazioni effettuate in cel animation, l’intera opera ha un sapore rétro appassionante e mai scontato. La tecnica dei disegni animati, cel animation, consiste nella sovrapposizione a dei fondali fissi di fogli in acetato per le parti da animare. L’animazione vera è propria è stata effettuata mediante rotoscoping. Il lavoro sulle animazioni è stato lungo e faticoso. Sebbene il gioco sia stato annunciato nel 2014, e rilasciato lo scorso 29 settembre, ci sono voluti 7 anni per ultimare il progetto.

Ad animare le immagini ha contribuito l’artista canadese Joseph Coleman. Nonostante per Coleman sia stata la prima esperienza in campo videoludico, la sua passione per i classici di Fleischer Studios, tra i quali si possono annoverare Betty Boop e Braccio di Ferro, lo ha convinto ad aderire al progetto. Il connubio tra l’estro dei fratelli Moldenhauer e il talento di Coleman non può certo dirsi fallimentare.

Altro elemento particolare di Cuphead è la colonna sonora. In completo accordo con lo stile grafico, l’intera traccia audio consta di oltre due ore e mezza di registrazione in presa diretta di brani originali jazz, swing e bebop composti per l’occasione dal jazzista canadese Kristofer Maddigan.
La colonna sonora è acquistabile separatamente, accompagnata da disegni e schizzi originali, esclusivamente in vinile e, potremmo aggiungere, non poteva essere diversamente!

La trama e il gameplay

La trama del videogioco è giusto sufficiente a introdurci nel vivo dell’azione. Cuphead e il fratello Mugman si perdono sulla strada del ritorno a casa e arrivano al Casinò del Diavolo. I due continuano a vincere ai dadi. Re Dado, il manager del posto, chiama il prorietario, il Diavolo in persona. Questo gli propone una scommessa: se faranno un altro tiro vincente l’intero casinò sarà loro, in caso contrario dovranno dare le loro anime al Diavolo. Ovviamente Cuphead casca nel tranello e i due fratelli chiedono una soluzione alternativa. Il Diavolo gli propone di recuperare le anime delle persone in debito con lui nel resto dell’Isola Calamaio, luogo dove si svolge la trama. Il tutto entro un giorno o le loro anime andranno perdute.

Cuphead è bello ed entusiasmante sia visivamente sia da giocare. Inseribile nel novero dei run and gun, fa della difficoltà la caratteristica principale del gameplay senza, tuttavia, risultare mai frustrante grazie alla breve durate dei livelli. La componente principale del gioco sono le originalissime boss fight, 28 in tutto. Nonostante ciò, i livelli di “transizione” non sono mai ripetitivi e svolgono egregiamente la funzione di accompagnamento tra un boss e l’altro nelle 5 diverse ambientazioni.

In conclusione

Cuphead è insomma un’esperimento che conferma, ancora una volta, come gli indie siano capaci di portare innovazione in un mondo di grandi produzioni che, a causa degli enormi costi, non possono permettersi di sbagliare. Il lavoro di art design è sublime e lo sforzo, accompagnato da un gameplay entusiasmante, risulta essere un piccolo gioiello indubbiamente classificabile come un’opera d’arte videoludica imperdibile. Chissà se un domani anche questo videogame entrerà nella collezione permanente del MoMa. Per adesso il gioco è acquistabile a 19,99€ ed è un’esclusiva Microsoft per Xbox One e Windows 10.