Fotografia

I Beatles a Bologna negli scatti di Astrid Kirchherr

Se non l’avete ancora fatto, avete tempo fino al 9 ottobre per visitare la mostra dal titolo Astrid Kirchherr with the Beatles allestita presso Palazzo Fava a Bologna.

Presentata dalla Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella città, in collaborazione con ONO arte contemporanea, Ginzburg Fine Arts e Kai-Uwe Franz, l’esposizione ci permette di ripercorrere i primi anni di formazione dei Beatles attraverso gli scatti della fotografa tedesca Astrid Kirchherr.

The Beatles, illustrazione © Elisa Gandolfo

Nata ad Amburgo il 20 maggio 1938 studiò arte e moda nella sua città natale e fu allieva e assistente del fotografo Reinhart Wolf.

Determinante fu il suo fidanzamento con Klaus Voormann, anch’egli studente presso la Meisterschule. Una sera del 1960, infatti, Klaus si mise a passeggiare lungo il quartiere amburghese di St. Pauli e venne attratto dalla musica che proveniva dallo storico club Kaiserkeller. Fu qui che egli ascoltò per la prima volta i Beatles (band allora composta da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Pete Best e Stuart Sutcliffe) e fu qui che presentò il gruppo alla sua ragazza che ne rimase profondamente colpita.

In seguito, lo stesso Voormann collaborò in qualità di bassista assieme a Lennon, Harrison e Starr. Fu membro della Plastic Ono Band assieme a Lennon e Yoko Ono e disegnò per i Beatles la copertina del settimo album Revolver.

Da parte sua, la Kirchherr trovò nel linguaggio fotografico il miglior mezzo per comunicare con i cinque giovani e il loro legame divenne tale da riuscire a influenzarli anche stilisticamente. La fotografa fece conoscere al gruppo l’arte e la letteratura esistenzialista. Ben presto il look rockabilly dei primi Beatles venne abbandonato a favore di un look nero minimale il cui simbolo rimane il taglio di capelli a caschetto.

The Beatles, Hugo Haase, 1960 © Ginzburg Fine Arts/Astrid Kirchherr

Il primo servizio fotografico – Sala I

Dopo il primo incontro con la band e alcune difficoltà dovute alla barriera linguistica, Astrid riuscì a fissare e realizzare il primo shooting all’interno di un luna park. Le piaceva l’idea di uno scenario industriale, arrugginito. Esso si addiceva alla musica suonata allora dai Beatles e al loro stile ancora giovanile fatto di capelli con la banana, giacche in pelle e stivali alla texana. Oltre alle foto d’insieme in cui i ragazzi imbracciano gli strumenti come fossero armi, non mancano i primi piani. Tutte le immagini sono rigorosamente in bianco e nero, in quella che è di fatto una delle peculiarità della fotografa.

Stuart Sutcliffe lascia il gruppo – Sala II

Dopo la rottura con Voormann, Astrid si legò sentimentalmente a Sutcliffe. La loro sembrava una relazione profonda tanto che fu la svolta decisiva per Stuart. Egli, che non sapeva nemmeno suonare tanto bene il basso, lasciò i Beatles e rimase ad Amburgo con Astrid. Lì si dedicò alla sua carriera di pittore ma purtroppo, dopo due anni, nell’aprile del 1962 morì a causa di un’emorragia cerebrale.

In esposizione si possono osservare cinque opere che testimoniano l’interesse del pittore verso l’espressionismo astratto. Insieme ad esse, alcune immagini realizzate dopo la morte di Stuart in occasione della visita alla sua soffitta/atelier da parte dei suoi amici. Astrid dà vita ad alcuni scatti decisamente intimi in grado di catturare la gravità di quel momento privato e di raccoglimento.

The Beatles © Ginzburg Fine Arts/Astrid Kirchherr

Il primo servizio in studio e formazione ufficiale – Sala III

Sempre nel 1962 Pete Best venne licenziato e sostituito da Ringo Starr allora membro dei Rory Storm and the Hurricanes. Visti i primi importanti successi dei Beatles, il loro manager Brian Epstein decise di investire in un servizio fotografico professionale. Venne chiamata Astrid Kirchherr a realizzare le famose foto che ritraggono i Beatles nella loro veste più celebre. Eleganti, in giacca e cravatta e con i capelli pettinati a caschetto, posano composti su di uno sfondo bianco. Qualche arredo scenico come il candelabro e la sedia gotica completano il quadro.

George Harrison e Klaus Voormann – Sala IV

Proseguendo nella sala successiva, una parentesi viene data da alcune fotografie che ritraggono Klaus Voormann. Oltre ad esse spicca un bellissimo primo piano di George Harrison realizzato su richiesta dello stesso. In un primo momento Astrid sembrò rifiutare perché non aveva con sé la sua macchina fotografica. Tuttavia, l’amico le rispose che non vi era alcun problema perché lui le avrebbe procurato tutte le macchine fotografiche che voleva. L’immagine venne poi usata nella grafica di Wonderwall Music, primo album solista di Harrison nel 1968.

Paul McCartney, Astrid Kirchherr e George Harrison a Tenerife, 1963

Tenerife – Sala V

Un tuffo improvviso nel colore, dopo aver assaporato la raffinatezza del bianco e nero, porta lo spettatore direttamente a Tenerife. È il 1963 e per sfuggire al clamore e alle pressioni della fama in crescita, i Beatles decisero di intraprendere un viaggio.

Mentre Lennon viaggiò altrove con il manager Brian Epstein, Harrison, Starr e McCartney partirono assieme agli amici Kirchherr e Voormann verso l’isola spagnola. Immancabile la presenza della macchina fotografica che in quella occasione passò di mano in mano immortalando la stessa Astrid nei momenti rilassati di intima amicizia.

A Hard Day’s Night – Sala VI

Nel 1964 il successo dei Beatles è ormai internazionale e per il lancio dell’album A Hard Day’s Night venne realizzato il film dal titolo omonimo. La rivista Stern commissionò a Max Scheler un servizio fotografico che documentasse il dietro le quinte del film.

Al fotoreporter venne però negato l’accesso da parte della stessa band. Infine, solo dopo alcune trattative, i Beatles acconsentirono per esser fotografati a patto che vi fosse presente anche la Kirchherr.

Nelle immagini cinematografiche presentate persiste l’uso del bianco e nero. Da esse sembra quasi trasparire un velo di ironia e spensieratezza, messo in risalto se confrontato con le scene di vita reale catturate dalla fotografa in una Liverpool ancora segnata dalla guerra. Questi ultimi scatti che chiudono la collezione, al pari di un vero e proprio reportage, non sono solo una testimonianza dei luoghi visitati. Essi sono la conferma del costante interesse della Kirchherr nei confronti dell’illuminazione e dell’uso delle ombre per cogliere – e talora imporre – il dramma sui volti ritratti.

The Beatles © Astrid Kirchherr

Alla fine di questo tour per immagini che racconta gli esordi e i momenti privati di uno dei gruppi più famosi nella storia della musica, è possibile visitare l’ultima parte della mostra. Al piano superiore sono esposte alcune tele che rielaborano le opere di Astrid Kirchherr e firmate dall’artista contemporaneo Ryan Keeley. Visibili anche una serie di fotografie scattate dal fotoreporter Rodrigo Pais, durante i concerti dei Beatles a Roma (il 27 e il 28 giugno del 1965), nonché una serie di vinili d’epoca presi in prestito da Alberto Dosi la cui collezione privata vanta quasi 1000 dischi.

Mi raccomando, se la mostra vi è piaciuta non dimenticate di scattarvi un selfie assieme ai Beatles e di lasciare un messaggio ad Astrid Kirchherr nell’area dediche!